Per sentieri antichi, lungo muretti a secco e siepi di more, si può camminare intorno al Podere.
Dalle colonnine della cinta sono caduti alcuni capitelli.
I magri alberi da frutta non sono progrediti molto; non ho più trovato il pioppo uccellatore. I campi mi sono parsi meglio coltivati; ma si vedevano i segni della siccità.
Io sapevo che il vento che passa lassù non si sente altrove.
Solo un soffio mi raggiungeva sul sentiero.
Per quel vento soprattutto avevo amato il Podere; era più sensibile sulla cima, tra i cespi della lavanda, ai quali portava via un poco del loro forte odore.
Mi piaceva trovarmi là quand'era, come adesso, il crepuscolo; e quel vento arrivava da paesi, da mondi lontani.
Allora si incontravano, lungo i sentieri, delle croci: contro i muretti, sotto le siepi spioventi, scarmigliate. Erano uguali a quelle del Camposanto: nere, coperte da un tettuccio di latta sfrangiata. Su ognuna un cartiglio di latta inchiodata sul legno recava un nome e una data. Erano nomi di contadini, caduti (ubriachi) nella neve una sera di festa.
La desolazione di quelle croci solitarie aveva per me qualcosa di confortante, di dolce. Perché non c'erano più? è vero che le piccole borgate a capo dei sentieri sono state quasi tutte abbandonate.
Uno di quei sentieri è quello della Madonna del Pino. L'ho cercata e l'ho vista spuntare, in cima al costone alto; e dietro la chiesa il pino, vecchio e storto.
[..] Lungo quei sentieri ho ritrovato la casa isolata che mi metteva paura. Era una casa civile, tinteggiata di chiaro, eppure sinistra: era vuota, porte e finestre sfondate.
Il suo mistero, nel sole tra i campi di grano e le sassaie, era più strano e perciò più reale. Il silenzio che la circondava non era quello consueto dei campo, ma di ciò che ha subito una violenza segreta.
