Poe e la morte di Virginia

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Il diafano volto di una donna minata dalla tisi; le sue spossatezze, i malsani colori che accendono le sue guance, il reclinare il capo e il morire in silenzio, sono tutti temi romantici di cui si impossessano gli scrittori dell'Ottocento (Nota di Lunaria: In Italia, ricordiamo la "Fosca" di Tarchetti; 
per approfondimenti vedi qui: http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/12/la-bellezza-dellorrido-nel-romanticismo.html
http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/12/la-bellezza-la-malattia-e-la-morte-in.html )
e che nell'opera di Poe hanno nome Ligeia, Morella, Lady Rowena, Berenice, Madeline Usher e altri ancora.

"Che cosa c'è di più poetico della morte di una donna", afferma Poe nella sua "Filosofia della composizione". Ma questa sua "necrofilia femminile" non è solo una posa artistica: affonda profondamente le radici in una personale e dolorosa esperienza. Poe ha visto spegnersi lentamente sotto gli occhi quasi tutte le donne della sua vita. La morte gli ha strappato, in una dolorosa successione, la madre, il primo grande amore Jane Stanard, la madre adottiva Frances Allan e infine la fragile moglie-bambina Virginia.

E la causa di tutti questi decessi è sempre la stessa: tubercolosi.
Nell'Ottocento, la tubercolosi è la malattia sociale per eccellenza e detiene il triste primato tra le cause di morte prematura in Europa come in America.
Virginia Poe è uno dei tanti fragili fiori recisi dalla tisi al termine di un grigio mattino.
Muore giovanissima, ma è già sorprendente che sia riuscita a campare tanto a lungo nelle condizioni disumane in cui è costretta a vivere.
Niente medicinali, cibo assolutamente insufficiente e inadatto alle sue condizioni fisiche (quando i vicini non fanno la carità di un poco di pane e di patate bollite la famigliola deve nutrirsi delle erbe raccolte nei campi). Virginia deve starsene distesa, sepolta sotto le poche coperte che sono rimaste; e quando anche queste saranno vendute, le resterà solo il vecchio mantello di Edgar. Sua madre, suo marito e le amiche, a turno, devono frizionarle i piedi e le braccia. Nella capanna non si respira e Virginia con i suoi poveri polmoni devastati ha bisogno di qualcuno che le faccia continuamente aria con un ventaglio. Per di più, nel 1842, mentre con la sua "cara voce da uccellino" sta cantando un'aria al marito, le si rompe una corda vocale. Da questo momento, farà sempre più fatica a parlare; alla fine non le resteranno che i grandi occhi neri.

Scrive Poe: "Sei anni fa, una donna che amavo come nessun uomo ha mai amato prima, si ruppe una corda vocale cantando [...] Io provavo, ad ogni ricaduta, tutte le pene della morte. A ogni accesso del male l'amavo più teneramente e mi attaccavo alla sua vita con un'ostinazione più disperata."

Il 30 gennaio 1847, Virginia muore. Sua madre non ha niente per avvolgere quel povero corpo. Ci pensa un'amica del poeta, la signora Shew. "Quando la mia Virginia fu morta la signora Shew l'avvolse in una tela. Senza di lei la mia adorata Virginia sarebbe stata sepolta in un lenzuolo di cotone", scrive la mamma di Virginia.





Per altri approfondimenti, vedi: http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/05/commento-ad-edgar-poe-per-la-poesia-il.html
http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/05/edgar-poe-le-poesie-piu-belle.html
https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2018/10/jonathan-latimer-e-poe.html