Nel terribile silenzio della notte, mentre tutte le cose celesti scomparivano dietro il velo tenace della spessa coltre di nubi, camminavo solo e spaventato nella Valle dei Fantasmi della Morte.
Quando giunse la mezzanotte e gli spettri cominciarono a balzarmi intorno con le loro orribili ali innevate, vidi ergersi di fronte a me un gigantesco fantasma, che mi ammaliò col suo ipnotico pallore e mi disse: "La tua paura è duplice! Hai paura d'aver paura di me! Non riesci a nasconderlo, perché sei più debole della sottile tela del ragno. Qual è il tuo nome terreno?"
M'appoggiai ad una grossa roccia e, dopo essermi ripreso dall'improvvisa e violenta emozione, risposi con voce debole e tremante: "Mi chiamo Abdallah, che significa "schiavo di Dio".
Per alcuni istanti, il fantasma rimase in silenzio; un silenzio spaventoso il suo. A poco a poco, m'abituai al suo aspetto, ma fui di nuovo scosso dai suoi pensieri e dai suoi discorsi bizzarri, dalle sue strane opinioni e intenzioni.
Brontolò: "Sono molti gli schiavi di Dio, e molte sono le pene che provocano a Dio. Perché tuo padre non ti chiamò, invece, "Padrone dei Demoni", aggiungendo un altro disastro all'enorme calamità della Terra? Ti aggrappi terrorizzato al piccolo cerchio di doni che hai ricevuto dai tuoi antenati, e la tua afflizione è provocata da ciò che ti hanno lasciato i tuoi genitori, e resterai schiavo della morte finché non diverrai anche tu uno dei morti.
I vostri mestieri sono inutili, un vero spreco, e le vostre vite sono vuote. Tu non hai mai conosciuto la vera vita, né mai la conoscerai; e la tua ingannevole coscienza non si renderà mai conto che sei un morto vivente. I tuoi occhi illusi vedono le persone tremare di fronte alla tempesta della vita e tu credi che siano vive, mentre in realtà sono morte fin dalla nascita. Non c'è nessuno disposto a seppellirle; perciò, un buon mestiere per te potrebbe essere quello dello scavatore di fosse e, come tale potresti liberare i pochi ancora in vita tra i cadaveri ammucchiati nelle case, per le strade e nelle chiese."
"Non posso fare un mestiere del genere", protestai. "Mia moglie e i miei bambini hanno bisogno del mio sostegno e della mia compagnia."
Il fantasma si chinò verso di me, mostrando l'intreccio dei suoi muscoli che sembravano le radici di una robusta quercia, piene di vita e d'energia, e urlò: "Da' ad ognuno una vanga e insegnagli a scavar fosse; la tua vita non è altro che miseria nera nascosta dietro mura dipinte di bianco. Unisciti a noi, poiché noi genii siamo i soli a possedere la realtà! Scavar fosse reca un beneficio lento ma sicuro, facendo svanire le creature defunte che tremano davanti alla tempesta e mai le procedono accanto."
Rifletté un momento, poi chiese: "Di che religione sei?"
Con coraggio affermai "Credo in Dio e onoro i suoi profeti; amo la virtù e ho fede nell'eternità."
Con saggezza e convinzione notevoli, il genio rispose: "Queste parole vuote sono state poste sulla labbra degli uomini delle epoche passate e non dalla conoscenza; in realtà, tu credi soltanto in te stesso, non onori altro che te stesso e hai fede unicamente nell'eternità dei tuoi desideri. L'uomo ha venerato se stesso fin dall'inizio, chiamandosi con titoli appropriati, finché non ha usato la parola "Dio" per riferirsi sempre a se stesso."
Quindi il gigante scoppiò a ridere fragorosamente, e l'eco della sua risata risuonò nelle caverne, poi disse: "Come sono strani coloro che venerano se stessi, mentre la loro esistenza reale altro non è che una carcassa terrena!"
Fece una pausa, durante la quale riflettei sulle sue parole e meditai sul loro significato. Possedeva una conoscenza più strana della vita, più terribile della morte e più profonda della verità. Timidamente, azzardai: "Tu hai una religione o un Dio?"
"Mi chiamo il Dio Pazzo", rispose, "sono nato in ogni tempo e sono il dio di me stesso. Non sono saggio, poiché la saggezza è del debole. Io, invece, sono forte, e la Terra si muove sulle orme dei miei passi, e quando mi fermo, la processione di stelle si ferma con me.
Mi faccio beffe della gente... Accompagno i giganti della notte... Mi unisco ai grandi re dei genii... Posseggo i segreti dell'esistenza e della non-esistenza.
Al mattino bestemmio il sole... a mezzogiorno maledico l'umanità... a sera sommergo la natura... di notte m'inginocchio e venero me stesso... Mi nutro di corpi umani, ne bevo il sangue per placare la mia seta, e respiro attraverso i loro rantoli di morte. Anche se menti a te stessa, sei mio fratello e vivi con me. Vattene, ipocrita! Torna strisciando alla terra e continua ad adorare te stesso tra i morti viventi!"
M'allontanai barcollando dalla valle piena di rocce e di caverne, in preda ad uno stupefatto smarrimento, credendo a malapena a ciò che avevo udito e visto.
Ero dilaniato dal dolore provocatomi da alcune delle verità che il genio aveva detto, e vagai tutta la notte per i campi, in mesta contemplazione.
Mi procurai una vanga e mi dissi: "Scava fosse profonde... Ora va', e non appena troverai un morto vivente seppelliscilo nella terra."
Da quel giorno ho continuato a scavare fosse e a seppellire morti viventi.
Ma i morti viventi sono numerosi, e io sono solo.
Non ho nessuno che mi aiuti…
