Il Lazzaretto nei campi tra Magnago e Bienate

Lo avevo già visto alcuni anni fa ma purtroppo non è facilissimo da raggiungere a piedi... Così, potendo organizzare con la mia amica per alcune videoletture sulle poesie delle Sorelle Bronte, ho scelto lui, come location!

Il Lazzaretto nei campi tra Magnago e Bienate! 💜 Uno scenario che le tre sorelle avrebbero amato sicuramente visto che rappresenta così bene le loro poesie! 😍












Milly Dandolo


 da "Il Paradiso di Sabrina" 

"Un piccolo Paradiso all'ombra delle rose. La sera, quando tutto fu silenzio e tenebre, e solo una pallida nebbia lunare avvolgeva il giardino, Giulietta si affacciò alla finestra della sua camera, e rimase a lungo immobile, con gli occhi fissi nelle ombre dei cespugli, con l'anima assorta nel profondo silenzio. Quell'ombra era solo temperata da pallidi veli di una luce lunare, quel silenzio era turbato soltanto da fruscii rapidi e indistinti - un uccello, forse, che passava da ramo a ramo; o da qualche lontano rumore di voci o da un lontanissimo abbaiare di cani"


La Madonna della Spina

Info tratte da

Un'apparizione mariana inconsueta e a tratti inquietante fu quella di Chauchina (Spagna)

Il 9 aprile 1906 una vedova, Rosario Granados Martìn, afflitta da ulcere cancerose incurabili ad una gamba, andò a nascondersi verso un cespuglio di spine, per lavare le piaghe purulente.

Fu in quel momento che le si avvicinò una donna che portava con sé un rosario nero, in segno di lutto.

La donna misteriosa le disse che l'avrebbe guarita se l'avesse accompagnata al cimitero.

Così Rosario la seguì, recitando il rosario durante il tragitto.

Ad un certo punto, Rosario si addormentò e al risveglio era davvero guarita!

La donna tornò in paese, raccontando tutto ciò che le era successo e vicino al rovo venne costruita una chiesetta dedicata all'Addolorata, detta "Madonna della Spina"

Tipica iconografia della Madonna Addolorata:







L'Epitaffio di Villon (Ballata degli Impiccati)

Fratelli umani, che ancor vivi siete,

non abbiate per noi gelido il cuore,

ché, se pietà di noi miseri avete,

Dio vi darà più largo il suo favore.

Appesi cinque, sei, qui ci vedete.

La nostra carne, già troppo ingrassata,

è ormai da tempo divorata e guasta;

noi ossa, andiamo in cenere ed in polvere.

Nessun rida del mal che ci devasta,

ma Dio pregate che ci voglia assolvere.


Se vi diciam fratelli, non dovete

averci a sdegno, pur se fummo uccisi

da giustizia. Ma tuttavia, sapete

che di buon senno molti sono privi.

Poiché siam morti, per noi ottenete

dal figlio della Vergine celeste

che inaridita la grazia non resti,

e che ci salvi dall'orrenda folgore.

Morti siamo: nessuno ci molesti,

ma Dio pregate che ci voglia assolvere.


La pioggia ci ha lavati e risciacquati,

e il sole ormai ridotti neri e secchi;

piche e corvi gli occhi ci hanno scavati,

e barba e ciglia strappate coi becchi.

Noi pace non abbiamo un sol momento:

di qua, di là, come si muta, il vento

senza posa a piacer suo ci fa volgere,

più forati da uccelli che ditali.


A noi dunque non siate mai uguali,

ma Dio pregate che ci voglia assolvere.


O Gesù, che su tutti hai signoria,

fa' che d'Inferno non siamo in balìa,

che debito non sia con lui da solvere.

Uomini, qui non v'ha scherno o ironia,

ma Dio pregate che ci voglia assolvere.


Il Cimitero degli Innocenti

Info tratte da

Il grande Cimitero degli Innocenti, uno dei più antichi, era un luogo d'incontro rumoroso e cupamente pittoresco: alle voci dei predicatori si mescolava il brusio di mercanti e bottegai che lì esponevano ogni sorta di cianfrusaglie, come in una fiera, di galanti e di prostitute che vi si davano convegno.

Su questo agitarsi incessante di folla si apriva lo spettacolo dei carnai che formavano un lungo chiostro ad arcate, dell'immensa "fossa dei poveri", dove anche molti ricchi si facevano seppellire in segno di umiltà e penitenza, dei paurosi ossari situati in una specie di galleria lignea sovrastante il chiostro, dove si ammonticchiavano in alte pile scheletri e crani esumati, offerti alla meditazione di tutti i fedeli, assieme agli affreschi delle Danze Macabre dipinti nel chiostro.

Frenesia di vita e terrore ossessivo della morte si univano lì in una macabra mescolanza, vero specchio dell'ambivalente sensibilità dell'epoca.