La Profezia delle Inseparabili

New York 1890: Lia e Alice hanno 16 anni, sono gemelle e sono appena rimaste sole al mondo. Alle due ragazze non resta che ritirarsi nella sinistra villa di famiglia e sforzarsi di tornare a una parvenza di normalità. Ma non c'è nulla di normale nel destino che le attende: sul braccio di Lia appare un misterioso marchio, e poco dopo alla biblioteca paterna emerge uno strano libro, colmo di profezie sul ritorno in Terra degli Angeli Caduti e sullo scontro che potrebbe precipitare per sempre il mondo nelle tenebre. E man mano che nella sua vita si fa strada un'inquietante verità fatta di spiriti senza pace, antiche stregonerie e contatti con l'oltretomba, Lia comprende di essere la depositaria di un terribile destino che potrebbe costarle non solo l'amore e la vita, ma l'anima stessa.

Perché la battaglia finale per la salvezza o la dannazione dell'umanità è alle porte, e la sua più grande nemica altri non sarà che la persona che le è più vicina al mondo: la sua gemella.


"Forse perché sembra così adatta alle circostanze, non noto la pioggia. Piove a catinelle, una cortina di fili argentei che colpiscono il suolo duro, quasi invernale: eppure rimango in piedi, immobile, accanto alla bara."




Fior di Sepolcreto (poesia ispirata ad Edward Young)

...😘💀


L'ho trafugata, al calare del vespro,

al dolce rintocco di campana 


La terra soffice, stille di pioggia,

dal cimmerio fondo (1) del Camposanto 


Scorgo finalmente la sua dolce lapide

le rose sbocciate che quella mattina le deposi

tutte intorno

già sgualcite al crepuscolo,


e qualche falena attorno ai lumini.


Ho sollevato le zolle con la vanga


Tutto intorno ho scavato

ho scavato

e ho scavato ancora


Finalmente

con le mani ho scoperchiato il suo ligneo avello


L'ho trafugata, portandola via


dagli sguardi indiscreti di quelli dalle orbite cave

che sono già sotto, da più tempo di Lei.


Rigida ma così leggera, l'ho caricata sulle spalle


"Veniasi Young sul corpo di Narcisa" (2)

Sì, proprio così, come cantò il Poeta di Zante.


L'ho trafugata, 

per Lei

ora

non più una fredda pietra come giaciglio solitario

ma un soffice talamo nuziale 

dove adagiare, al mio fianco, la rigidità del suo bel corpo 

così ben conservato

e un velo evanescente sul suo viso


Glielo promisi che l'avrei rispettata

chiedendole sempre il consenso


Una rosa appassita sulle sue labbra socchiuse,

per un istante mi pare che respiri

il sentore di quel Fior di Sepolcreto (3)

che ho colto per Lei.


Il crepitio delle foglie già secche

mentre le sfioro col gambo reciso 

le belle creste iliache sporgenti 


per un istante mi pare che sospiri


"Sì"


Un rosa rossa, ma


per la prossima volta le donerò un crisantemo


Così appropriato per i suoi bei capelli corvini

e il suo pallido incarnato!



Citazioni:

(1) Verso ispirato all'Elegia di Ugo Foscolo

(2) Verso ispirato all'Elegia di Ugo Foscolo

(3) Verso ispirato alla poesia di Tarchetti "Spunta il mattino e l'alba è scolorata"



L'Esumazione (racconto di Lovecraft): gli stralci più belli

"I sogni ebbero inizio proprio quella sera, tormentandomi non solo di notte ma anche di giorno. Mi svegliavo di soprassalto, urlando in maniera orribile per qualche incubo terrificante: erano visioni che non osavo neanche immaginare  quando ero sveglio. Quei sogni, quegli incubi spaventosi, erano popolati di cose spettrali e disgustose; tombe notturne, cadaveri che strisciavano nell'ombra, e anime dannate che vorticavano in uno spaventoso caos di abissi tenebrosi. Ma soprattutto, ero turbato dal mostruoso realismo di quelle visioni: sembrava che una perversa e recondita influenza, annidata nel mio stesso animo, provocasse quegli incubi agghiaccianti, nonché l'insopportabile visione di pietre tombali e cimiteri cupi sotto la luna beffarda, di interminabili catacombe, di abissi insondabili e di lapidi scoperchiate."

"Trascinatomi nella tomba, le sensazioni di essere tornato a casa divenne ancora più intensa, insieme a quella estraneità che provavo per il mio corpo. Ma analizzai le mie emozioni soltanto in seguito, quando l'orrore della mia situazione mi travolse in tutta la sua sconvolgente realtà. Avevo trovato la mia lapide intuitivamente, perché l'erba cresceva rada sulle zolle del tumulo. In preda a una frenesia febbrile, cominciai a scavare nella terra umida, strappando via l'erba e le radici contorte, allargando la fossa, raspando e raschiando disperatamente. Non so per quanto tempo continuai a scavare nel suolo, finché le mie dita incontrarono il coperchio della bara: ero tutto un bagno di sudore, e avevo le unghie spezzate e sanguinanti. Alla fine spostai l'ultimo strato di terra e, tremando, diedi uno strattone al pesante coperchio della cassa. Non oppose resistenza, e ormai l'avevo sollevato quasi del tutto, quando mi investì un fetore disgustoso e nauseabondo (...) Barcollando ed imprecando, scesi un'altra volta in quella cavità oscura e, alla tremula luce di un fiammifero, sollevai completamente il coperchio della bara. A quel punto la fiammella svanì, come se fosse stata spenta da una mano diabolica, e allora uscii come un folle da quella fossa maledetta, aggrappandomi alla terra smossa di fresco, e urlando in preda ad un parossismo di disgustoso terrore."


Ispirato al racconto di Lovecraft: "Esumazione Romantica"

Il sogno ebbe inizio proprio quella sera, dopo che l'avevo sepolta: mi appariva bella, algida, così ben conservata nel suo bianco sudario.

Mi svegliai di soprassalto, invocando il suo nome: era una visione che popolava la mia mente di passione erotica.

Quel sogno, quel sogno dove la concupivo sulla sua tomba, il grigiore monotono del marmo con il suo nome inciso per tutta l'eternità, quella tomba ravvivata da rose e violette. 

Grandi foglie smeraldine di Arum maculatum crescevano ai lati, disposti a raggiera, tutto intorno il tumulo.  

Vagheggiavo di scoperchiare la sua tomba. 

In preda a una frenesia febbrile, il giorno dopo, di notte, cominciai a scavare nella terra umida, strappando via l'erba e le radici contorte, allargando la fossa, raspando e raschiando, con passione. 

Non so per quanto tempo continuai a scavare nel suolo, finché le mie dita incontrarono il coperchio della bara. Alla fine spostai l'ultimo strato di terra e, con gioia, diedi uno strattone al pesante coperchio della cassa: ormai l'avevo sollevato quasi del tutto. 

Alla tremula luce del fiammifero che avevo acceso la vidi lì distesa: un leggero strato di polvere le rendeva la pelle iridescente sotto i raggi della luna. La guardai incantato per un attimo e a quel punto, con una forza dettata solo dalla mia volontà di estrarla del tutto, sollevai completamente il coperchio della bara.

Finalmente! Eccola in tutta la sua rigida bellezza!

Mi aggrappai al legno scuro e ben lucidato della sua cassa, nella quale io stesso l'avevo deposta solo qualche ora prima.

La coroncina di fiori che portava sul capo, il suo bel sudario vaporoso tutto intorno, l'abito aderente, contribuirono ad accendermi di desiderio. 

Di nuovo mia! La toccai poggiando la mano sul seno sodo e rigido (un seno che, anche quando era stata viva, riuscivo a racchiudere completamente nella mia mano) e nel farlo, sulla candida veste rimase la mia impronta, perché avevo ancora le mani sporche di terra, la terra che avevo scavato freneticamente, per riportarla alla luce, estraendola dalla fossa...

Ormai non potevo più trattenermi e la toccai con bramosia facendo scorrere le mani su tutta la sua fisionomia: gli zigomi leggermente sporgenti, le clavicole dure già esposte alla vista, la sua bella cassa toracica dentro la quale il cuore aveva battuto fino al giorno prima… Poi mi chinai a baciarle la fronte (così fredda) e poi giù, dolcemente, il collo (ancora più freddo)

Solo un giorno prima l'avevo fatta gemere di passione… Percepii ancora il suo piacere, che da viva l'aveva fatta sospirare, imporporandole le guance, docilmente distesa sul talamo nuziale quando io mi ero accostato a lei con gentilezza e cortesia.

Perché non ora, perché non più?

Perciò, decisi che quella notte, prima che la rugiada fosse stillata sui fiori ancora freschi della sua tomba, il suo sarebbe stato un Dolce Sepolcro di Passione.


Ossario di Vanzaghello

Uno dei miei ossari preferiti 😍💜💀 nella mia meravigliosa Vanzaghello 😍 

Con la tettoia, attaccato alla chiesa, mi ero rifugiata lì durante un temporale 💜 Un dolce, romantico Ossario 

Adoro Vanzaghello, con i suoi meravigliosi campi (e chissà se riuscirò mai ad esplorarli tutti, per trovare finalmente la croce mancante... quella della cascina, ex zona di Lazzaretto... 😍 una delle mie ricerche più belle, ma rimasta incompiuta 😔) appena varcato il confine con Busto Arsizio, si è già nei loro campi (senza presenza di normaloidi 😁) con la bruma che s'alza in inverno, una meravigliosa atmosfera necroromantica 😍 

Devo assolutamente tornarci, in primavera, per rivedere il mio adorato cippo disperso nel campo 💜