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L'ho trafugata, al calare del vespro,
al dolce rintocco di campana
La terra soffice, stille di pioggia,
dal cimmerio fondo (1) del Camposanto
Scorgo finalmente la sua dolce lapide
le rose sbocciate che quella mattina le deposi
tutte intorno
già sgualcite al crepuscolo,
e qualche falena attorno ai lumini.
Ho sollevato le zolle con la vanga
Tutto intorno ho scavato
ho scavato
e ho scavato ancora
Finalmente
con le mani ho scoperchiato il suo ligneo avello
L'ho trafugata, portandola via
dagli sguardi indiscreti di quelli dalle orbite cave
che sono già sotto, da più tempo di Lei.
Rigida ma così leggera, l'ho caricata sulle spalle
"Veniasi Young sul corpo di Narcisa" (2)
Sì, proprio così, come cantò il Poeta di Zante.
L'ho trafugata,
per Lei
ora
non più una fredda pietra come giaciglio solitario
ma un soffice talamo nuziale
dove adagiare, al mio fianco, la rigidità del suo bel corpo
così ben conservato
e un velo evanescente sul suo viso
Glielo promisi che l'avrei rispettata
chiedendole sempre il consenso
Una rosa appassita sulle sue labbra socchiuse,
per un istante mi pare che respiri
il sentore di quel Fior di Sepolcreto (3)
che ho colto per Lei.
Il crepitio delle foglie già secche
mentre le sfioro col gambo reciso
le belle creste iliache sporgenti
per un istante mi pare che sospiri
"Sì"
Un rosa rossa, ma
per la prossima volta le donerò un crisantemo
Così appropriato per i suoi bei capelli corvini
e il suo pallido incarnato!
Citazioni:
(1) Verso ispirato all'Elegia di Ugo Foscolo
(2) Verso ispirato all'Elegia di Ugo Foscolo
(3) Verso ispirato alla poesia di Tarchetti "Spunta il mattino e l'alba è scolorata"
