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Il grande Cimitero degli Innocenti, uno dei più antichi, era un luogo d'incontro rumoroso e cupamente pittoresco: alle voci dei predicatori si mescolava il brusio di mercanti e bottegai che lì esponevano ogni sorta di cianfrusaglie, come in una fiera, di galanti e di prostitute che vi si davano convegno.
Su questo agitarsi incessante di folla si apriva lo spettacolo dei carnai che formavano un lungo chiostro ad arcate, dell'immensa "fossa dei poveri", dove anche molti ricchi si facevano seppellire in segno di umiltà e penitenza, dei paurosi ossari situati in una specie di galleria lignea sovrastante il chiostro, dove si ammonticchiavano in alte pile scheletri e crani esumati, offerti alla meditazione di tutti i fedeli, assieme agli affreschi delle Danze Macabre dipinti nel chiostro.
Frenesia di vita e terrore ossessivo della morte si univano lì in una macabra mescolanza, vero specchio dell'ambivalente sensibilità dell'epoca.
