Licantropi, Vampiri, Draghi nell'Europa dell'Est

Tratto da


Anche per gli Slavi orientali e i Russi si sostiene la sicura presenza di un'influenza iranica, diretta o tramitata dalla mediazione scitica, con il rilievo di una concezione dualistica. L'ipotesi è fondata su una notizia che appare presso Helmond, secondo il quale gli Slavi distinguevano un Dio buono da un Dio cattivo, col nome Diabol o Zcerneboch, il Dio Nero. Non vi è una sicura evidenza testuale, per cui l'ipotesi dell'influenza iranica deve essere considerata con cautela. Invece altre fonti sembrano attestare che presso gli Slavi occidentali aspetti demoniaci aveva assunto il dio Svarog nella forma di Zuarasici che le fonti cristiane identificavano con il Diavolo.

Alcuni personaggi da considerare epifanie diaboliche erano presenti nelle pratiche magiche, soprattutto nella stregoneria che, per quanto è possibile ricavare dai documenti, si distingue per tratti sciamanici derivati, per la Russia e per i Cechi, dall'area sciamanica finnica. (*)

In una cronaca del XIII secolo, l'esercito polacco è guidato nel 1209 da una strega che, per taumaturgia, riesce a portare l'acqua raccolta da un fiume in un crivello bucato,  senza che se ne perda.
L'Omiliario di Opatovic riferisce, forse in termini esagerati, di donne che preparavano veleni, uccidevano figli e si attribuivano il potere di provocare con i metodi propri della magia tempestaria, la grandine. Esse mescolavano al cibo il seme dei propri mariti per filtri di magia sessuale e amatoria, o impedivano all'uomo e alla donna di generare. A questo tipo di credenze appartiene anche la licantropia, che sembra essere diffusa già presso gli antichi Slavi.

Erodoto dice che i Neuri, viventi lungo le rive del Bug e del Dniester per una volta all'anno si trasformavano per qualche giorno in lupi. Secondo l'interpretazione di Brückner, i Neuri sarebbero stati una casta di stregoni che praticavano la licantropia; lo stesso autore ritiene che la larga diffusione della licantropia nei paesi slavi si spiega anche con il costante pericolo che i lupi, vera piaga del paese, rappresentavano. Da qui la loro demonizzazione.

Nota di Lunaria: curiosamente, per i Mongoli era proprio il contrario: il lupo era sì temuto, ma non odiato, tanto che era l'anima totemico per eccellenza insieme all'aquila; questo perché il lupo contribuiva a mantenere l'equilibrio nella prateria, che altrimenti sarebbe stata danneggiata dagli erbivori. La selezione naturale che i lupi apportavano alla natura faceva sì che solo gli animali tenaci sopravvivessero e lo stesso era per gli uomini: dunque i Mongoli attribuivano il merito della loro potenza militare proprio ai lupi che forgiavano i guerrieri mongoli del passato.  (fonte: wikipedia)

Sembra anche certo che in tempi antichi ai lupi mannari si attribuiva la capacità di  provocare eclissi di Sole e Luna. In rapporto a tale credenza andrebbe spiegato un passo del Canto di Igor in cui è detto che il principe Vseslav, di notte, correva come un lupo da Kiev a Tmutorokan e attraversava, correndo, la strada al grande Chors. L'attraversamento della strada di Chors, se questi è il Sole o la Luna, è una trascrizione mitologizzata della provocazione dell'eclissi da parte del lupo mannaro.
Il nome antico-slavo del lupo mannaro è  vulko-dlak, probabilmente con il valore di "lupo-pelle" ossia "coperto di pelle di lupo" e riappare nelle forme vlukodlaku (bulgaro), volkulak (russo), wilkoalak (polacco); il termine romeno vilcolac, che significa eclissi lunare, derivato dai precedenti, attesta il rapporto di fondo fra licantropia e mitologia lunare.
Uno studioso, V.J Mansikka, ha ampliamente esaminato i residui folkloristici della leggenda dal XIII secolo in poi. Nella credenza, la persona che ha la capacità di trasformarsi in lupo a sua volontà, si distingue per alcuni segni caratteristici: si ritiene che sia figlio di un lupo e che la parte superiore del corpo somiglia a quella di un uomo, mentre la parte inferiore ha tratti lupini; di lupo sono il suo cuore e i denti. Per praticare la trasformazione, egli berrà l'acqua raccolta nel cavo lasciato  dall'orma di un lupo, o girerà attorno ad un albero caduto e si coprirà poi di una pelle di lupo. In Bulgaria si crede che il lupo mannaro nasca dal sangue di un uomo assassinato e che dimori nel luogo in cui l'assassinio è stato compiuto, rendendo arido il terreno.

Con il lupo mannaro, nella tradizione slava, si confonde il vampiro, la cui diffusione non appare chiaramente localizzata. Il nome russo è upyr, e Brückner con un'ipotesi troppo ardita lo fa derivare da una forma antico-slava, apyr, in cui a- rappresenterebbe una particella privativa e -pyr significherebbe uccello. Secondo Mansikka, il vampiro, come anima del defunto uscita dal sepolcro per danneggiare i viventi, appare nelle credenze dei Serbi: vampiro, in particolare, è lo spirito malvagio delle persone empie, streghe, stregoni, che si sono trasformati, in vita, in lupi mannari. Beve il sangue dei viventi e alla sua presenza è attribuita spesso un'epidemia che colpisce un largo numero di persone.

Vi è poi un vampiro vivente, non rappresentato dall'incarnazione di un'anima che è più precisamente una strega che porta disgrazie e provoca tempeste.
Dalle fonti prevalentemente cristiane della religione dei Balti (Nota di Lunaria: quindi fonti NON attendibili...) e della tradizione folklorica baltica, risulta che le forze demoniache sono spesso connesse ai morti e alla morte. Una Dea della morte è Giltine; le Laumes sono streghe che appaiono sotto forma di incubi, rapiscono i bambini e li sostituiscono con otri.

Più ricche sono le informazioni che riguardano gli Ugro-Finni; i Finni-Baltici che hanno il loro principale documento nei due Kalevala, credevano in alcuni spiriti locali di carattere ambivalente, capaci di portare il male se provocati (come il Tonttu, genio capriccioso, ma disposto ad assicurare l'abbondanza del raccolto a chi presenti offerte). Il Diavolo era identificato con Perkele o Piru, Dio del Tuono, ricevuto dagli Slavi.

Anche il culto dei morti si interseca con la demonologia: Koljo è lo "spirito tornante"; Kouko è lo spettro che si colleva al Kobold germanico. Presso i Voguli si ricorda Tarn, (Taran o Tarin), spirito antropomorfico che rappresenta il principio dualistico della distruzione, portatore della guerra, della carestia, delle malattiie; appare come spirito femminile e rappresenta anche il fuoco distruttore. Nel nord della foce dell'Ob, i Voguli veneravano un Dio ipoctonio di colore nero detto Kul Odyr, dal quale dipendono gli spiriti infernali (menkva).

I Magiari (secondo una ricostruzione ottocentesca dell'antica cultura, basata però su elementi linguistici) adoravano un Dio, Armany (identificabile con l'iranico Ahriman), rappresentante dell'aspetto oscuro e malefico della realtà, contrapposto al Dio Hadur (Haddur) associabile ad Ahura Mazda.

Comunque si tenga presente che anche in campo teologico specialmente cattolico molti degli attributi del "Buon Dio Padre" Ahura Mazda passano al dio cristiano e altri aspetti di Ahriman - anche se non di creazione - passano al Diavolo cristiano; tutta la sessuofobia cattolica e il rifiuto del corpo di matrice agostiniana però è di derivazione manichea, dottrina già pessimistica di suo; tra l'altro una certa vena di sessuofobia e idolatria patriarcale era già presente nel culto di Ahura Mazda: vedi la figura "negativa" di Az Jeh, femmina, associata ad Ahriman e connessa proprio alla sessualità. Come già ipotizzavo, secondo me Az Jeh era, all'origine, una Dea (se non buona, almeno ambivalente) della sessualità femminile; con l'arrivo di un certo patriarcato sessuofobo, come già successe per altre Dee europee o semite, venne degradata a "principio del male" e quindi - dal loro punto di vista - della sessualità. Del resto il vedere il male nel sesso e nel piacere è una fissazione tipicamente monoteista patriarcale e sessuofoba. Possiamo immaginare che ancor prima del dio cristiano, fosse stato Ahura Mazda ad offrire già "lo spunto" sessuofobico alla diffamazione della sessualità specialmente femminile, altrimenti non si spiegherebbe come mai sia i persiani che i cristiani (separati da una distanza cronologica abbastanza estesa) abbiano visto la sessualità femminile, chiamata prima Az Jeh (e in area semita Lilith) e poi Eva, come la causa di tutti i mali; disprezzare il corpo, tendere all'ascetismo, diffamare la sessualità sono tutti elementi tipici delle società sessuofobiche, se non patologiche: è noto che i primi cristiani (asceti, padri del deserto) arrivassero a castrarsi, pur di estirpare la "peccaminosa libido"

Tornando al discorso del Folklore:

Sarkany è il drago che è presente proprio nelle forme ampliamente note del drago delle favole e delle saghe e che, all'origine, deve essere stato un demonio del tempo meteorologico che porta le grandi piogge e che solleva con la coda il turbine; sul suo dorso vola lo stregone. Ha poteri magici e trasforma gli uomini in pietra. Dimora nel mondo sotterraneo e le sue armi sono la sciabola e la stella mattutina; lo si immagina policefalo con 7,9, 12 teste. Sembra, in certe versioni, che abbia partecipato ad una lotta cosmica contro la luce poiché tempesta il Sole e la Luna e li rapisce legandoli. Esistono poi alcuni spiriti delle malattie: Manò, Guta, Fene, Iz e demoni meteorologici chiamati Szél (il Vento) e Nemere (il Vento gelido settentrionale del monte Szekle).
Le streghe erano chiamate Vasorru Baba, "la vecchia col naso di ferro", che doveva essere, nella sua prima formazione, una figura benefica, caricatasi successivamente con aspetti negativi. 

Nota di Lunaria: di Nola, da cui è tratto questo stralcio, identifica il drago come un demonio, ma piuttosto è vero il contrario: probabilmente era un antico Dio o personificazione del cielo in tempesta, (anche nell'ambiente semita del tempo, perché citato nel Nuovo Testamento) degradato poi, con l'arrivo del cristianesimo, ad elemento negativo ed ostile. E sono propensa a pensarlo perché nei loro santini, ad un certo punto, il drago si identifica con il loro Diavolo
ma noi sappiamo che in molti popoli (esempio: Hawaii o Asia) il drago è compagno degli Dei o Dio egli stesso: ha quindi un'origine divina, benefica, o comunque molto potente, più che distruttiva o ostile. In Mazhu, il Drago è simbolo delle acque che la Dea domina;
Mo-o-inanea o Ha-pu'u sono due Dee Drago Hawaiane. Ha-pu'u è anche connessa ai sassi, quindi all'elemento primordiale della roccia, del suolo, che permette la germinazione della vita.

Quindi secondo me è proprio il contrario: è il drago (presente anche nel substrato slavo) che, come molte altre cose, venne degradato sotto l'influenza cristiana; parlerei più di Dio primordiale (o persino Dea, essendo ctonio e legato alle caverne e alle grotte...), che non di demone, per quanto già all'epoca di Vlad Tepes con "Drago" (Drac) già si identificasse apertamente il Diavolo.
Sul drago associato alle sante, vedi l'analisi che ne fa Michela Zucca in "Donne delinquenti"

(*) Nota di Lunaria: il volo delle streghe, che così ossessionava i cattolici del tempo, non era nient'altro che l'elemento tipicamente sciamanico (e per questo antichissimo, ancora prima che sorgessero le religioni pagane più note) perché lo ritroviamo ancora in quei popoli che hanno ancora una tradizione sciamanica: in preda all'estasi, alla comunicazione con gli spiriti, lo sciamano "vola" o si vede uscire dal suo corpo: corpo astrale. Per approfondire vedi libri come "La caccia alle streghe" di Levack o "Gli sciamani" di Piers Vitebsky, di cui riporto questo approfondimento:
Il volo dell'anima di uno Sciamano per individuare dall'alto gli animali da preda somiglia al volo compiuto per recuperare l'anima rapita di un paziente. Proprio come gli esseri umani viventi vanno a caccia di animali, così anche gli spiriti vanno a caccia di anime umane, e spesso le malattie e la morte sopravvengono perchè l'anima è stata rubata o divorata da uno spirito. (Nota di Lunaria: per alcuni popoli le persone non hanno un'anima sola, ma più di una)

Esiste un diffuso legame tra la caccia e la seduzione: l'arma che penetra nel corpo dell'animale rimanda all'unione sessuale. Presso i Desana, che vivono lungo il tratto del Rio delle Amazzoni, la parola "cacciare" significa anche "fare l'amore con gli animali". La preda viene corteggiata ed eccitata sessualmente in modo che si avvicini al cacciatore di propria volontà, offrendosi alla sua arma. Anche il cacciatore deve trovarsi in uno stato di tensione erotica, raggiunto attraverso l'astinenza sessuale osservata per almeno un giorno prima della caccia. Egli deve rendersi attraente alla sua preda, compiendo abluzioni e riti di purificazione, operando incantesimi e pitturandosi il viso. Se l'animale ucciso è una femmina, egli esprimerà dispiacere per aver ucciso "una così bella bestia".

Nota di Lunaria: in molti popoli è proprio una Dea che personifica la Caccia e tiene l'equilibrio fra la Vita e la Morte

La caccia è tradizionalmente un'occupazione maschile, ma non sempre gli Sciamani sono uomini. Le donne Sciamane hanno però maggiore rilievo nelle società agricole, come nel Sud Est Asiatico. Gli Sciamani donna dei Sora, in India, hanno una spada o un'ascia al fianco, quando vanno in Trance, per poter combattere, durante il loro viaggio dell'anima, contro membri di tribù nemiche o gli uomini-leopardo. In Corea tutti gli Sciamani sono donne, o talvolta uomini vestiti da donne, e la Sciamana è definita "Donna fra le donne, un'esperta nei rituali delle donne e per le donne".










Altri approfondimenti:

http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/08/la-tomba-di-scolastica-e-filinnio.html
http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/08/il-ritorno-dei-morti-in-alcune-culture.html
http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/08/de-masticatione-mortuorum-lamia.html
http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/08/il-vampiro-nella-storia.html
http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/06/commento-al-vampiro-di-john-polidori.html
http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/06/gotico-di-sangue.html
http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/06/il-vampiro-dal-mulo-vlad-tepes.html
https://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/09/il-vampiro-nella-letteratura-e-nella.html